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Non desidero competere con l’ampio resoconto pubblicato
sulla rivista che vi raccomando di leggere attentamente. Il mio modo di
sentire era stato annotato così:
Dr.H.C., Prof. Giovanni Ballarini
L’attuale globalizzazione non è la prima nella storia
del mondo. Oggi tuttavia riguarda tutto il pianeta. Nei singoli territori
era stata mantenuta una specificità di costumi o di stili alimentari capaci
di accettare e inglobare nuovi alimenti e proseguire nell’evoluzione con
nuove culture.
Tipica è stata la globalizzazione mediterranea romana,
in seguito rinascimentale, poi quella della grande cucina dei cuochi... L’operazione
si sviluppava sempre con critica lentezza; la dinamica d’oggi era
inimmaginabile: salmone fresco dal Cile o gigot d’agneau dalla Nuova
Zelanda è ormai fenomeno di massa, non una preziosa chicca gastronomica.
Le cucine del mondo si diffondono con maggiore rapidità
dell’informazione culturale.
Tipico è l’esempio della cucina cinese o la diffusione
negli altri paesi della cucina italiana.
Esse sono entrambe caratterizzate da tipicità locale,
regionale, del territorio.
Si genera "una dicotomia spesso devastante e
quindi pericolosa tra stili alimentari e stili di vita, in carenza, inoltre,
di cultura gastronomica". Continua Ballarini: "se è
compito dei medici, dei sociologi e soprattutto degli educatori ricostruire
corretti rapporti tra gli stili alimentari e gli stili di vita, è compito
dei gastronomi e della Accademia Italiana della Cucina sviluppare una
gastronomia che renda la tavola, in tutte le sue realtà e sfumature,
"umana" nel senso pieno e più profondo del termine e cioè adatta
all’uomo nella sua completezza non soltanto fisica (soma) ma anche e in
modo particolare psichica (anima). Una gastronomia quindi sia per il corpo
che per l’anima."
Temi:
- Il buon cibo si coniuga con il buon gusto: il buon
gusto può derivare solo da una educazione appropriata atta a dominare e non
essere dominati dalla mondializzazione incalzante.
- Non vi è soltanto il tema dell’introduzione di
alimenti nuovi, ma quello contestuale della perdita delle tradizioni, l’interagire
di nuovi stili alimentari in un processo in rapida evoluzione.
- Si tratta della apertura di nuove responsabilità per l’Accademia
che è chiamata alla salvaguardia di una gastronomia che sia "al tempo
stesso elemento di piacere e d’identità culturale".
Interventi (appunti)
Giovanni Goria: "Umanesimo del piacere
gastronomico".
Siamo portati a cercare prima il buono che il sano. La
essenza della gastronomia accademica si rifà ai concetti di Lorenzo il
Magnifico. E’ legata all’Umanesimo per le sue qualità
intellettuali e al piacere gastronomico sensoriale.
Da Giovanni aspetto sempre le sue sintesi. Poiche’
posso confondere alcune sue riflessioni con le mie, preferisco avere le sue
scritte prima di fare confusione... snza cogliere le sue illuminazioni...
Renato Palumbo: "Catechismo consumistico e
tradizioni gastronomiche locali".
Palumbo è medico nucleare... familiare con le tecniche
moderne di espressione e comunicazione.
La globalizzazione del consumismo si identifica con una
serie parossistica di diapositive, immagini e suoni... Insegne "Mc"
a Mosca, a Shanghai, a Budapest, eccetera... Suoni e rumori di telefonia
satellitare...
Ritmo espositivo frenetico, mi ricorda il maestro
spagnolo Adrià...
Le regole del catechismo globalizzato o consumistico sono
universalmente diffuse... si genera la smitizzazione del rapporto tra l’uomo
e il piccolo negozio... Si diffonde il fai da te con quello che ti ho già
preparato anche nell’acquisto... cerca il prodotto, pesalo, marca il
prezzo, fa il conto alla fine dell’acquisto... (Ricordo il Sainsbury
a Londra...)
Richiama un precedente convegno a Gubbio sulla
smitizzazione dei pericoli tra cibo e malattia: cita false correlazioni tra
l’ipertensione e il sale, il burro e il colesterolo, ecc.
Ulderico Bernardi: "Gastronomia e identità
culturale".
Siamo in epoca di "serial food", di "mal
buffe". (MALA CUCINA, per Ballarini...)
Mai come ora la società ha avuto tante cose in comune
tra i ceti, gli strati sociali: ogni prodotto è accessibile a tutti, c’è
di tutto in ogni luogo...
Il tema è di capire come ci si possa aprire con tutti e
rimanere noi stessi, conservare la propria personalità: viene messa in
discussione l’identità personale.
Bernardi cita Girolamo Cardano che scopre il valore della
patata all’Università di Padova... eppure occorrerà un altro secolo per
uscire dai vincoli dell’orto botanico e portare il prodotto nei campi...
Ogni comunità culturale ha saputo dare risposte
universali a bisogni locali...
I prodotti "tipici" e la "tipicità"
dei prodotti che cambiano in "prodotti di nicchia" rappresenta
già una resa allo stimolo della globalizzazione.
Il fenomeno è aiutato dal tradizionale atteggiamento di
"neofilia" dell’italiano. Stiamo però risentendo dei primi
stimoli verso una "neofobia"...
Musei della Civiltà della tavola...
Ballarini commenta e conia il termine di educazione
gastronomica "etica", anzi "bio-etica
gastroalimentare"... Ricchezza di accessibilità regionale e
proposta educativa si impongono all’attenzione... Si ipotizza di reagire
con la costituzione dei Musei della Civiltà della tavola...
La proposta di regionalizzazione, decentramento, è uno
stimolo al perseguimento della "differenziazione" delle tipicità
con sensibilità alla "unitarietà" del modo di essere in cucina
dell’Italia...
Eugenio Cialfa affronta "Rischi da stili
alimentari planetari e gastronomia".
Si osserva la sua familiarità con l’Istituto Superiore
della Nutrizione e i suoi compiti. Viene citata, destando molta curiosità,
la nuova malattia denominata "ortoressia": si mangia poco e male
per il desiderio di mangiare cose assolutamente esenti da qualsiasi tipo di
rischio.
L’uomo è altamente influenzato dalla sensibilità per
l’ambiente: gli animali, i pesci. Si prova un senso di colpa e si è
portati a modificare gli stili alimentari...
Questions & answers
- Il Marchese Serafini, Palermo, vorrebbe sapere maggiori
notizie sulla mucca pazza... Sembra già una domanda e un tema fuori
epoca...
-- Varie signore sono interessate alla "ortoressia"...
Nuovo termine di condizionamento da mass media? da psicoterapia dimagrante?
da fobie igieniche?
- Milano Internazionale: l’approccio del panel appare
legato alla familiarità con i problemi della alimentazione che è singolare
per ciascuno degli oratori. Ci troviamo di fronte a uno scenario che
teoricamente è composto da punti di vista variabili in riferimento alla
accezione del termine "gastronomia". Ovviamente la buona
"gastronomia" si identifica con "qualità" nel
significato della Accademia e della conservazione del suo valore.
E.L.S. pensa che la "qualità" tipica della
globalizzazione industriale sia rappresentabile con il senso comunemente
diffuso della sua natura industriale, ripetitiva e costante, mentre la
"qualità" della gastronomia acquisisce significazioni diverse in
funzione delle teorie alla base del dibattito sulla "essenza della
gastronomia", tipiche del secolo precedente.
Apparirebbe necessario per l’Accademia l’approfondimento
in dibattito dei contenuti e valori: se ne ricerchi la definizione, si
rappresenti l’obiettivo "gastronomico" per farne un vero
target...
A quando un primo "round" o "forum" di confronto? |