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I Gioielli di Primavera
Seconda Tavola Rotonda dedicata alla valorizzazione
gastronomica del fungo Prugnolo, delle erbe spontanee e del tartufo nero
estivo.
Palazzina Sabatelli, a S. Ippolito, 15 maggio 2001 (Pesaro-Urbino)
***
Nella bellissima e accogliente cornice della Palazzina
Sabatelli, per iniziativa di Nico Giacomel e col patrocinio della Accademia
Italiana della Cucina, ha avuto luogo una particolare edizione della tavola
rotonda dedicata alle chicche di nicchia primaverili del territorio, in
attesa del tradizionale convegno di autunno (previsto ai primi di novembre)
sul delizioso e pregiatissimo tartufo bianco Magnatum pico di
Acqualagna.
L’occasione della festa culturale gastronomica a cui ha
partecipato un buon numero di accademici e appassionati ha raccolto nella
sala delle conferenze prima e nei saloni della Palazzina successivamente un
campionario di studiosi e ospiti che hanno festeggiato con il tradizionale
entusiasmo la costante conquista di immagine e di mantenimento della propria
personalità tipicamente di paradiso del mangiarbere che fa capo alle
iniziative del comune di Acqualagna e del territorio circostante. L’uscita
nell’oasi suggestiva di bellezza architettonica e naturale del complesso
della palazzina ha aperto orizzonti di meritato successo anche verso un
turismo d’élite che apprezza il patrimonio culturale gastronomico dei
territori marchigiani.
Il Professore Giuseppe dell’Osso, Presidente della
Accademia Italiana della Cucina, tradizionale amico e patrocinatore della
divulgazione culturale dei valori tradizionali delle tipicità di Acqualagna
con tutta la delegazione di Roma, ha richiamato eco e successo dell’iniziativa
locale nell’ambito del vasto programma di valorizzazione compiuto dalla
Accademia e divulgato non solo attraverso le iniziative di analoghi convegni
ma anche quelle di incontri internazionali e di monitoraggio di tutta la
nazione attraverso la pubblicazione della Guida ai Ristoranti d’Italia e
al dibattito aperto su temi di grande impatto quali sono la sicurezza del
cibo nell’apprezzamento del suo piacere attraverso l’approfondimento
culturale dei suoi significati e dei suoi simboli.
Il Dr Bruno Capanna, Sindaco di Acqualagna, ha
sintetizzato il successo e la promozione del Tartufo nero di Acqualagna,
come di quello bianco, quale strumento e curiosità di richiamo di un
turismo che è utile alla crescita e alla educazione reciproca di territorio
e di ospitalità. Da assessore al "tartufo" e esperto conoscitore
della materia, il Sindaco ha tuta l’intenzione di aprire il più possibile
le occasioni di ospitalità non solo ad Acqualagna ma anche di permetterne
una permeazione soavemente congrua con le tradizioni dei territori
circostanti: dalla primavera con il richiamo intrigante del Fungo di San
Giorgio, delle erbe di campo e dello Scorzone, all’inverno con quello più
austero del Tartufo Bianco, di preziosa accessibilità.
Il presidente di Furlo 2000 Dr Roberto Fiorani, chirurgo,
appassionato promotore del messaggio di richiamo turistico-culturale riesce
sempre a colorire anche gli aspetti più grigi di una materia che alcuni
vorrebbero rimanesse nell’ambito dei misteri alla Cagliostro: invece sono
episodi che caratterizzano il quoziente di eccellenza della qualità di vita
delle Marche, riconosciuta con sonora propaganda anche dall’Unesco.
Ne fa una rappresentazione molto dettagliata e avvincente
il Dr. Gianluca Gregori, direttore del Centro Sperimentale dell’Istituto
di tartuficoltura di S. Angelo in Vado: caratteristiche morfologiche e
organolettiche del Tartufo nero estivo, varietà comunque difforme dal Tuber
uncinatum più diffuso, sono esposte con la passione anche per i risvolti
gastronomici: specificità in ricette tipiche (frittata aromatizzata con
grassini di maiale e scorzone, cottura sotto la cenere da esemplari messi a
bagno in antico vino di Madera), sapore non molto marcato (direi molto,
molto delicato come il profumo stesso) e richiamo al senso delle barbe di
granoturco, di fresco fungo dei prati, di caciotte appena cagliate...
Nico Giacomel si apre sulle erbe spontanee primaverili (stridoli
o asparagi selvatici, cime di luppolo, altre curiose denominazioni che
arricchiscono il divertimento di cicorie, lattughe, antiche erbe descritte
con grande precisione botanica nello stesso periodo in cui viene costruita
la Palazzina sul colle di San Ippolito dal Felici; Giacomel rappresenta il
menu che più avanti verrà gustato e gli esempi che ha potuto proporre ai
convitati.
Infine qualcosa di più sul Prugnolo, chiamato nelle
marche "spignolo", fungo "saetta", in termini micologici
"Trichloma georgii" in Francia, nella regione dei Pirenei, viene
denominato "clitopilo" e "mussiron". Il Dr. Enzo Lo
Scalzo, delegato di Milano Internazionale dell’Accademia, ne aveva già
affrontato nobiltà re prestigio alle mense europee di tutti i secoli e in
quelle italiane della grande tradizione alcuni anni fa. Ha trovato alcuni
esempi che tramite una famiglia italiana emigrata nel settecento nel
bordolese sono entrati nella letteratura gastronomica dei "clitopili":
una zuppetta, un’insalata da antipasto, un ripieno col riso per un
classico pollastro arrosto...
Dopo avere suggerito alle autorità comunali locali la
ripresa negli "statuti comunali" di uno strumento idoneo alla
costruzione dell’immagine culturale gastronomica dei territori quali
possono essere le "denominazioni comunali" (se non verranno
sopraffatte dalla speculazione) per un invito alla sua conoscenza, si
richiama ai concetti di "tipicità", "territorio" e
"gusto" che l’Accademia da lungo tempo, inconsciamente fin dalla
sua fondazione, divulga e associa. Il "contenitore" accademico
deve essere "sostenibile" ed essere riconosciuto confacente ai
moderni concetti di sicurezza che caratterizzano l’attuale azione di
revisione globale delle regole e delle leggi che governano l’alimentazione
nel mondo. Quando le informazioni "ambientali" collimano con il
"territorio" e quelle "culturali" con la
"tradizione", la "sostenibilità" diventa
"tipicità" che rappresenta il "legante" per una serena
continuazione del piacere gastronomico dell’incontro col suo giacimento.
Il meccanismo è di fatto lo scheletro della filosofia che sostiene DOP, IGP
e altre denominazioni che la Comunità Europea ha assorbito e inserito nel
proprio patrimonio alimentare.
Tra questi candidati alle "denominazioni
culturali", il "prugnolo" è uno dei più "tipici":
quello di Acqualagna ha lasciati ricordi di sensazioni di intrigo con il
tartufo bianco, incredibilmente rare nelle varietà reperibili in altre
località che gli storico-gastronomi citano.
Lo Scalzo richiama la molteplicità delle feste sui
funghi primaverili in corso in Carnia, in Lombardia, in Friuli per le quali
sono proposti pacchetti attraenti di divertimento
turistico-cultural-gastronomico. "Ristoranti e le loro feste" e
altre iniziative hanno stimolato la pubblicazione di un interessante libro
di Guido Stecchi sul tema specifico "A tavola con i funghi dei Re e
Papi"... con descrizioni, denominazioni, ricette.
Ma, sostiene Lo Scalzo, la tipicità di gusto del
"prugnolo di Acqualagna" si manifesta con complessi innamoramenti
a prima vista col "crudo"... E’ un abbraccio carnale...
Su questa traccia si arriva a una proposta azzardata per
il 2000. La tradizione richiama il "prugnolo" a sapori
"dolci-acidi", in accostamento con il dolce degli amidi, dei
cereali, delle stesse proteine animali crude, di carne e pesce. Anche
condimenti e salse sono tipici, succhi dolci acidi come sapa, balsamico,
aceti aromatizzati, limone e arancia. Troviamo esempi e citazioni non solo
in Brillat-Savarin ma anche da Archestrato ad Apicio, da Martino al Nebbia e
a Nelli. Sono anche i sapori caratteristici della cucina marchigiana: dai
brodetti alle cotture umide in bianco, dai, prosciutti lontanamente
affumicati alle paste, dal pesce azzurro... alle spannocchie...
Lo Scalzo ha approfondito il sapore del "riso"
nella sua essenza "hsien" in confronto ai "risi con"
della tradizione padana; ha fatto esperienza con divertimento di intuizioni
orientali come quelle giapponesi dei "sushi" e con quelle del riso
italiano (praticamente al 100% basato sulla stessa famiglia di "Oryza",
la "sativa japonica").
Il "prugnolo di Acqualagna" (a dire il vero,
dopo l’incontro, anche lo "scorzone") sono tipicità curiose da
accostare a "sushi" ma con denominazione locale: potrebbero essere
chiamati "risatelli" di "prugnolo", di "scorzone",
di "acciuga cruda con prugnolo", di "scorzone" sotto la
cenere... o in frittata... In fondo "arancini" e
"supplì" sono parenti stretti di "risatelli"...
Verrebbe contrastato l’eco della stampa stimolato dal
Convegno di Gubbio che il "sushi" tenda a soppiantare gli
spaghetti alla amatriciana: al massimo potrebbero essere i "risatelli"...
ma dato che "risi" e "risotti" nonostante tutto sono
rimasti al rango di "risate" anche nelle riscoperte kermesse di
cucina meneghina e che la loro associazione con "zafferano",
"latticini" e "midollo" ha costituito l’ossatura della
fama del "risotto alla milanese", altrettanto buoni "risi
italiani", "sapa o balsamico", "spugnole e
tartufi", "seppie" o "pesce azzurro" ne potrebbero
caratterizzare una edizione da territorio nostrano associando ad "Acqualagna"...
una nobiltà di mare e di bosco...
Che siano solo velleità di un cittadino metropolitano?
L’invito è di trarre lo spunto per il successo della
tipicità italiana dei nostri risi anche per piatti "non risotti"
e imitare gli esempi di "... all’italiana" di "ORYZA"...
mentre continuo a divertirmi e sono in ansia per gustare le "prugnolate"
e "scorzonate" di Nico in attesa del Convegno sul Tartufo Magnatum
Pico del 31 ottobre prossimo...
E. Lo Scalzo
(PS - Lo "scorzone" di maggio è ancora molto
bianco all’interno; matura e assume un colore crema-ocra verso giugno. Mi
sono stati mandati da Nico alcuni esemplari a metà luglio, molto belli,
perfettamente maturi, con un odore pungente e impregnante molto aromatico,
sapore sapido e aromatico. La conservabilità è come per tutti gli altri
tartufi un problema e la degenerazione alle prime avvisaglie di putrescine
può occorrere facilmente, come per i funghi. Li ho trattati come se fossero
dei "prugnoli", con soddisfazione, saltati con burro, con olio, su
riso, pasta, uova, funghi crudi (Russula virescens).
Il "prugnolo" da "estasi cruda" dura
l’espace d’un matin... quelli della settimana giusta! Questa volta aveva
fatto una sosta in anticamera in attesa del Presidente... ma il
preriscaldamento con cottura - non spinta - lo fa restare degno delle tavole
di Re e di Papi...
Un grazie agli accademici del territorio, numerosi, che
hanno risciacquato le mie sensazioni da innamorato metropolitano...
confortando comunque la passione per il "mangiarbuono" e a Nico,
amico dell’Accademia e del "mangiarbuono"... che mi ha dato
occasione di fare una statistica personale di "scorzonate"...)
Incontri:
Dr. Fiorenzo Gianmattei, Delegato di Pesaro... e Alfredo
Cesare Ferretti, consultore e segretario di Pesaro. Esperto di
maricoltura e pesca professionale. Apri-ostriche... brevettato in provincia
di Brescia. Grande collaboratore del professore Corrado Piccinetti, l’ex
Delegato ora consultore... preso dal vortice dell’attività del suo centro
del CNR.
Dr. Ing. Mauro Magagnini, di Jesi, Delegato di Ancona
Dott. Ugo Bellesi, vice delegato di Macerata...
E se ci incontrassimo a Mazzorbo in laguna a Venezia?
Parlato di Mauro Uliassi... sempre bene, ma dopo il
premio è duro trovare posto e avere l’accoglienza dantan.
I Gioielli di Primavera - Martedì 15 maggio
Conviviale
Aperitivo di benvenuto
con Flûte di Modolet Bianco Angoris e Stuzzicheria fine
La degustazione di Antipasti con:
Il crostino con Fonduta al "prugnolo"
Il crostino al Tartufo nero estivo
La frittatina con asparagi selvatici
Il Pecorino cremoso, il Salame nostrano e la Crescia
brusca
Gli Strigoli di farina bianca legati con Pecorino fuso e
Fungo "prugnolo"
Il riso Carnaroli mantecato agli asparagi selvatici
Le chiocciole delle Ginestre con crema di mais gialla
Il capretto dei nostri pascoli alle erbe spontanee
Le verdure di campo saltate in padella e carciofi all’aglio
e prezzemolo
Il Dessert del convegno
Vini:
Bianchetto del Metauro Vigna delle Terrazze - Morelli
Duca di Castelvavallino - Bruscolini
Solare - Morelli
Palazzina Sabatelli
Grazie a Nico
Grazie al tartufo nero estivo linguine alle vongole del
delta del Po ottimamente gustate ieri sera con semplice salto in burro e
olio vergine, ripresa con Chardonnay e unione con vongole aperte e saltate
con prezzemolo e peperoncino...
Pochi minuti, ottimo effetto, delicatezza di sapori...
Durante la settimana continuerò con accostamenti delle nostre Alpi...
Allego le tre ricette francesi (sud-ovest, bassi Pirenei)
sui prugnoli (Clitopili) citate alla conferenza:
1 - Consommé Brancas aux clitopiles: i Brancas erano
una antica famiglia francese di provenienza napoletana; ci ricongiungiamo
con la grande cucina di Vincenzo Corrado forse... Mi sembra interessante:
150 g di clitopili, 1,5 litri di brodo, 1 tazza da te di
oiselle tritata, una tazza da te di lattuga tritata, 60 g di burro, 1
cucchiaio di cerfoglio tritato, sale e pepe...
...Mettere 30 g di burro in casseruola, lasciarlo fondere
e mettere la lattuga e l’osella lasciando cuocere per 5 minuti. Tagliate
sottilmente i prugnoli e aggiungeteli. Versate quindi il brodo caldo e
lasciate sobbollire per 5 minuti. Salate e impepate.
Mettete il resto del burro nella zuppiera col cucchiaio
di cerfoglio tritato. Versate il consommé e servite ben caldo...
2 - Clitopili come antipasto...
400 g di clitopili, due fette di prosciutto di Bayonne
(Pirenei), 1 bicchiere di vino bianco di Jurançon (vino di montagna dei
bassi Pirenei che invecchiando tende a maderizzare. Mi piacerebbe provare
con la vernaccia di Oristano o la vostra di Serrapetrona), 3
cucchiai d’olio d’oliva extra, due cucchiai di prezzemolo tritato, 1
cucchiaio di erba cipollina, sale, pepe e peperoncino...
... pulire i prugnoli senza lavarli e tagliarli in
lamelle molto fini. Tagliare il prosciutto a dadini.
scaldare l’olio in casseruola e lasciare arrossire il
prosciutto. Aggiungere i prugnoli, bagnare col vino bianco, salare, pepare,
insaporire con un pizzico di peperoncino di Cayenna. Mescolare bene e
cuocere 10 minuti.
Far raffreddare e servire fresco con una spolverata di
prezzemolo e cipolletta tritata...
3 - Pollastrella Stanley farcita ai prugnoli
300 g di prugnoli, una pollastra, 2 fegati di pollo, 80 g
di burro, 100 g di riso, 20 g di cipolla tritata, 2 bicchieri di brodo, 1
bicchiere di vino bianco, 1 cucchiaino da caffe di curry, un cucchiaio di
farina, 200 g di panna, sale e pepe...
... rosolare senza che prendano colore farina e cipolla
con burro. Aggiungete il riso mescolando bene e tostando (un riso come il
Vialone nano, o Carnaroli, o Roma). Bagnarlo con il brodo; mescolare,
coprire la casseruola e lasciare cuocere a fuoco dolce per 20 minuti...
Lasciare intiepidire.
Pulire i funghi, tagliarli a fettine e farli stufare 5
minuti con 20 g di burro.
Unire il riso, funghi e i fegatini in un composto;
riempire il pollo e cucire il tutto.
Arrostire il pollo al forno dolcemente per un’ora e un
quarto, tenendo sul fondo il resto del burro e un po’ d’acqua con cui
ogni tanto irrorare l’arrosto. Alla fine della cottura tenere il pollo al
caldo.
Deglassare il fondo con vino bianco e ridurlo
delicatamente al fuoco. Aggiungere curry e panna. Salare e impepare. Slegare
e tagliare il pollo allestendo un piatto di portata mettendo la farcia al
centro e servire la salsa in salsiera... per gli amanti del sapore aromatico
del curry in accompagnamento a risi di tipo orientale... Per i nostri risi
(quelli consigliati) basterà riprendere il fondo con Verdicchio, sciogliere
un pezzetto di ottimo burro di montagna e aromatizzare con Vecchia Romagna e
pepe...
Carissimi saluti. Grazie dell’incontro e
arrivederci....
Enzo Lo Scalzo
La spedizione al Polo dell’Accademia di Livorno
Dalla Delegazione Apuana
Era giunto il programma e l’invito alla presentazione
del progetto di spedizione al Polo presso il Museo della Scienza e della
Tecnica di Milano, il 7 marzo 2001. Sarebbe seguita la Regata velica dell’Accademia
e una grande festa.
Con Maria Luisa Mandelli e la signora Tilde Mattiello
volevamo fare onore al patrocinio della delegazione Apuana guidata dall’amico
Paolo Cattaneo che non avrebbe potuto partecipare alla cerimonia in pompa
magna. In occasione della festa conclusiva alla Accademia di Livorno a cui
ha partecipato anche il ns. il comandante Aldo e Rossana Sacchi avrei voluto
fargli pervenire a mano questo breve messaggio, che leggerà solo adesso.
Caro Paolo!
Approfitto della notizia che ti allego per augurare una
felice festa alla Accademia di Livorno!
So che ci saranno gli amici Aldo e Rossana Sacchi,
accademico della mia Delegazione, che dovresti ben conoscere in occasione
dei vostri incontri annuali... Carissimi auguri di buon anniversario e
complimenti per le iniziative di cui vi fate promotori...
In attesa di vederti mi auguro che il tuo morale trovi
occasione di nuovi entusiasmi!
Ti allego la nota di oggi sui "materiali
compositi" in applicazioni militari... Forse ti avevo detto che negli
anni ‘80 avevo avuto alcuni incontri in OTO MELARA sul tema in quanto sono
uno dei pochi che capisce e conosce queste tecnologie... ma nel nostro paese
il cervello si vende male... anche in macelleria!
Ciao. Abbracci a tua moglie
L’ultimo numero de L’Accademia riporta con ampia
cronaca la bella festa di conclusione a cui ha partecipato anche l’amico
Ulisse Vivarelli, a conclusione del Trofeo Velico Internazionale.
Al network di Radio Bleu - Intervista su Cucina
Italiana e cucine etniche...
9 Maggio, alle 11.00 - Radio Bleu Sat 2000 (Network -
Circuito Marconi), Piazza Carbonari 3
Riferimento Gian Franco Raffaelli 02 6931 2303 -
www.blusat2000.it - e-m: redazione.mi@blusat2000.it
New Press srl,
Tel 02 69312.1
Ore 11.00 - In diretta subito. Viene presentata l’intervista
con il Dr ELS, Delegato dell’Accademia Italiana della Cucina, sulla eco
del grido di allarme lanciato dall’Accademia a Gubbio. Il presentatore
cita l’ultima notizia di cronaca riguardante la Frankfurter Allgemeine
sulla presenza di pasta con grano modificato geneticamente. Siamo in piena
psicosi...
Tema: sfida alla cucina tradizionale italiana, grido
di allarme della Accademia. Come mai? da quando? Sono le cucine etniche? è
il fast food?
Parere sulla cucina etnica. Viene fatta la differenza tra
cucine etniche e cucine di "fusione". L’Accademia non può
essere contro le proposte delle cucine etniche, ben relazionate ai territori
e alle tradizioni di origine e alla loro evoluzione gastronomica.
L’Accademia Italiana della Cucina è protagonista nella
Accademie Internationale de Gastronomie, che rispetta la personalità,
tradizione e patrimonio delle cucine dei vari paesi membri dell’associazione
internazionale.
Racconto un po’ gli scopi e il ruolo dell’Accademia,
che si dedica in particolare alla Cucina tradizionale italiana, nella sua
tipicità del passato, presente e potenziale futuro. E’ un grande
patrimonio. Anche la cucina italiana, quella proposta all’estero, è
cucina etnica. Altra cosa è invece la cucina "fusion", invenzione
degli ultimi tempi, senza back ground culturale, inventata da operatori del
campo con minore supporto della ondata alla base della nouvelle cuisine
deglki anni 80.
Intervento di un ascoltatore (veneto, chiama dalla
Toscana) che osserva che è il cibo all’italiana che sta guadagnando spazi
e fama all’estero più di quanto il cibo etnico faccia in Italia.
Concordo. Informo che abbiamo migliorato in parte la
distribuzione di alcuni prodotti tipici con cui si può fare la cucina
italiana, dall’Europa a gli Stati Uniti, dal Giappone alla Cina.
La presenza di una cucina italiana in Cina fa sorpresa:
informo che l’apice delle preferenze ai programmi di TV italiani
ritrasmessi è dato alla Ferrari, allo sport e al calcio (Baggio in testa),
alla moda e al cibo a base di prodotti italiani. Cito la mozzarella a
Pechino, prodotta localmente, e olio d’oliva a Shanghai, importato
direttamente e altre specialità reperibili
Altra cosa è la cucina di "fusione", lanciata
da "mode".
Fast food e globalizzazione. Globalizzazione e certe
proposte di fast food sono spersonalizzanti, valide a tutti i paralleli, a
tutte le longitudini, in tutte le stagioni. Scompare il divertimento e il
piacere gastronomico per essere sostituito dalla ricerca di un incontro, di
un momento di moda.
La pizza è ormai un bene del mondo, occorre comunicare e
far conoscere quale è il prodotto originale, poi può essere lasciata
libertà a ciascuno di fare il proprio progetto.
Sushi è un fast food (poco fast, ma preparato prima) da
élite ed è perfettamente compatibile col riso italiano, che è poi "Oryza
sativa japonica"... Per ora è indirizzato a dei privilegiati, ma ha
ogni presupposto di diventare popolare, particolarmente in Italia. Ne sono
un fautore in una versione di riso e condimenti italiani...
Una signora toscana chiede aiuto per riuscire a essere
più convincente con i suoi minestroni in confronto alle patatine e agli
hamburger che i suoi ragazzini preferiscono... Purtroppo il migliore aiuto
lo potrà ricevere dai mass media che si indirizzano ai ragazzi con la
diffusione della moda della ..."polpettaccia", della salsa e delle
patatine...
Siamo allo stesso livello delle merendine per i più
piccoli... difficile essere vincenti, per questo occorre che venga
riscoperta l’educazione del gusto... anche se è difficile essere vincenti
contro l’enorme potenziale di spesa delle campagne di massa. Bisogna fare
diventare una moda vincente il buon gusto. E’ uno degli obiettivi
accademici...
Da Cagliari un cuoco riprende il tema della tradizione
imputando la difficoltà alle proposte tradizionali con la mancanza di tempo
del cliente e con la sua diseducazione al piacere del cibo. Quando il
cliente sente che per un risotto ci vogliono 20 minuti cambia richiesta;
poche volte chiede subito minestre e pietanze che richiedano troppo tempo.
Richiama la sua esperienza in Germania dove ha invece riscontrato che
mediamente il pubblico tedesco è più informato sulla cucina italiana degli
stessi italiani... e ama i piatti cucinati con il tempo necessario.
Sono intervenuto per citare alcuni esempi di informazione
fuorviata: una ribollita non dove essere fatta al momento, deve essere stata
fatta il giorno prima; un risotto al salto non deve essere cucinato come
riso all’istante, deve essere ricuperato dal giorno precedente.
Il presentatore chiede se il tempo da dedicare in cucina
sia un deterrente.
Esprimo il parere che non sia un deterrente: esistono
prodotti e semilavorati tali da consentire onorevoli compromessi, da alcuni
preparati nelle sezioni di gastronomia dei supermercati e dei negozi, ai
surgelati e conservati. Il compromesso non è un peccato se si conserva il
riferimento alla pietanza tradizionalmente vera: inutile impiegare 5 ore per
un minestrone alla milanese se le verdure non sono di taglio fresco e di
qualità e capaci di coservare i sapori di ciascuna di esse. Può bastare un’ora
per farne una mangiabile e gradevole, anche se non è verissimo, ma bisogna
imparare a conoscere il minestrone verissimo.
Altrettanto con tanti altri piatti.
Viene commentato il caso del cacciucco surgelato e del
"cacciucco alla livornese"; posso raccontare il protagonismo della
delegazione di Livorno dell’Accademia e la ripresa della domanda di
cacciucco alla ristorazione di Livorno.
Facciamo la differenza del comportamento a casa e di
quello al ristorante: occorre che l’utenza sappia chiedere al ristorante
esecuzioni più vere dei compromessi che fa a casa, e non viceversa...
Una ascoltatrice della Val d’Aosta rincuora la
persistenza della tradizione in valle nei suoi prodotti tipici, nelle sue
polente. E’ bello.
Una nonna riesce a raccogliere il piacere dei nipotini
mediante la proposta a tavola di piatti compositi contenenti varie cotture
di prodotti posti uno accanto all’altro da cui ciascuno può scegliere
quello che più ama... Ogni ragazzo si diverte a esprimere i suoi piaceri
del gusto attratto da un ... divertimento! Bravissima...
Una signora di Prato racconta la minuziosa riproduzione
della ricetta tradizionale dei "Biscottini di Prato", e riesce a
farli diventare "premio" di bontà a tavola... giocando proprio su
una attenta educazione al gusto di quella ricetta...
Una signora inglese espone l’osservazione che mentre i
locali di "fast food" sono adatti e piacciono ai bambini e ai
ragazzini, è rarissimo trovare trattorie e ristoranti tradizionali che
dispongano di un seggiolone, di piatti e razioni per bambini, di accessori e
arredamento di loro interesse... I "fast food" lavorano con il
"marketing", i ristoranti...
Ho concordato al 100% con queste testimonianze e se ho
ricordato quello che si può e dovrebbe fare a casa e a scuola ho anche
ripetuto che la ristorazione debba prestare "orecchio" alle
esigenze e opportunità e che un po’ più di attrazione non fa bene solo
ai grandi ma anche ai piccini.
Sono volati 40 minuti. Spero che quello che ricordo
corrisponda alla cassetta... che non chiederò mai...
Enzo Lo Scalzo
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