quarant'anni di ristorazione milanese

 

 
  Il 2003 ha segnato il cinquantenario dell'Accademia Italiana della Cucina, associazione a tutela del patrimonio gastronomico nazionale di cui oliopepesale ospita alcune iniziative e comunicazioni.
   
  Accademia Italiana della CucinaCombinazione ha voluto che, girando trai vecchi librai di Roma, oliopepesale abbia ritrovato un prezioso volume, la Guida ai Ristoranti e Trattorie d'Italia edita dall'Accademia nel 1961.

Beh, non è proprio la prima edizione, ma ci siamo vicini. La domanda immediata è stata: com'è cambiata la ristorazione e com'è cambiato il modo di valutarla? Abbiamo comparato la guida del 1961 con quella del 2003.

   
  Quarant'anni fa a Milano venivano recensiti 44 ristoranti contro gli attuali 50, mentre a Roma se ne contavano 88 rispetto ad ancora 50 attuali: sicuramente c'è maggiore focalizzazione, in ragione delle valutazioni più complesse ed articolate oggi proposte ai lettori. La versione del '61 era telegrafica:alla Collina Pistoiese
   
  Vediamo ora alcuni numeri relativi alla ristorazione milanese: Alla Collina Pistoiese, cui si riferisce la valutazione degli anni '60 qui sopra, è l'unico ristorante rimasto in guida che può vantarsi di una continuità di gestione, quella della famiglia Gori.

L'altro ristorante sempre recensito dalla prestigiosa guida è il Boeucc, locale storico a gestione manageriale.

Quattro ristoranti esistono tuttora, ma non vengono più segnalati dall'Accademia: sono il Bagutta (via Bagutta 14), il Savini, Da Berti (via Algarotti 20) e Da Bice (via Borgospesso 12).

"El Gamba de Legn" in via Elba 30 oggi si ripropone quale Nuovo Gamba de Legn. Giannino, in via Sciesa, ha lungamente e fino a recentemente figurato sulla ribalta dei locali storici. Al Diana, in viale Piave 42, si va per lustrasi gli occhi durante l'happy hour.

   
  Chiudono la carrellata i ristoranti di cui restano solo i locali:

Il Mancini, toscano in via Omboni 4, ha lasciato il posto a Il Fata, ristorante con servizio di pizza

Al Passeggero, trattoria familiare in via Piermarini angolo Corso Sempione, è subentrato un ristorante pizzeria

Il Piccolo Arlecchino da Vasco, locale toscano in via Durini 26, ha passato il testimone al Cocopazzo, più in linea con i tempi.

Al Soldato d'Italia da Gino, altro toscano tutto costate e fritti, in via Fiori Chiari 10, si è avvicendato il Nabucco

Infine, minestrone e punta di vitello delle Vecchie Cascine Abbadesse, al 20 dell'omonima via, sono state sostiuite dalla Picanha brasiliana di Porcao.

   
  I toscani lasciano il posto ad etnici e pizzerie. Ma non erano forse anche i toscanacci del dopoguerra dei volonterosi che facevano breccia nella tradizione di risotto e ossobuco? Tradizione che resta, mentre i divertimenti si avvicendano.
   
Articolo pubblicato domenica 1 febbraio 2004 da oliopepesale.
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