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Con l’edizione del numero di maggio della nostra Rivista, ho il conforto di ritrovare nelle sintesi di Gianni Franceschi e nell’editoriale di apertura del nuovo Presidente dell’Accademia professore Giuseppe dell’Osso, Delegato della Delegazione di Roma, un riferimento preciso ai temi di fondo dell’ampio programma di aggiornamento della Accademia in prossimità del suo cinquantesimo anniversario di fondazione.

L’argomento è stato oggetto dell’apertura dello scorso numero di questa pubblicazione, nella versione di Mangiarbere, in cui mi sono dilungato a riportare le ragioni della proposta di dibattito lanciata dal Vice Presidente avv. Giovanni Goria in occasione della Consulta Nazionale d’autunno di Roma.

L’Assemblea di Gubbio è stata la prima occasione di incontro con tutta la base assembleare accademica. Come di consueto il Presidente uscente, conte Giovanni Capnist, con acclamazione molto sincera proclamato "Presidente ad honorem", nella sua ultima lettera agli accademici, "Con spirito di servizio", considera che "il tempo in cui viviamo ci pone di fronte, in maniera forse un po’ troppo categorica e improvvisa, a realtà nuove, a problemi fino a ieri nemmeno immaginati."

Questo era il tema dell’appello che Giovanni Goria aveva fatto a Roma, indicando che un candidato come il Prof Dell’Osso fosse la persona più adatta a prendere in esame queste nuove realtà, collegarle con quelle affrontate nel mezzo secolo di vita dell’Accademia, compatibilizzare le alternative di posizioni da assumere per una svolta di fondo: partecipare con protagonismo rinnovato alla evoluzione DELL’ATTEGGIAMENTO DELLA ASSOCIAZIONE nel contesto della tematica culturale e della pratica della gastronomia, alimentazione e ristorazione in Italia.

L’assunzione di una posizione così caratterizzata dalla storia e scopi della ACCADEMIA, tanto da renderla particolarmente "visibile" anche da parte della Società, richiede un dibattito interno di scelte: la Accademia, scrive Dell’Osso, dovrà "crescere in linea con i tempi in cui viviamo, nella realtà in cui dobbiamo operare, presenti al dibattito culturale, vigili contro gli attentati alla qualità e alla sicurezza della tavola, gelosi custodi di quel patrimonio inestimabile che il nostro fondatore, Orio Vergani, ci ha affidato con l’esaltante missione di difenderlo, proteggerlo, salvaguardarlo."

Mi trovo, e con me altri Delegati e Accademici, in piena sintonia con queste osservazioni di principio. Occorre affrontare il tema ed elencare gli obiettivi per inserirli in un vero e proprio piano strategico. Non è compito facile. Ha la stessa se non maggiore complessità della rifondazione accademica con tanto successo intrapresa dalla presidenza del conte Nuvoletti, alla Assemblea di Fano. Era stato un felice convegno sul pesce azzurro, perfettamente riuscito!

Dell’Osso si rende conto che "affrontare una stagione felice di rinnovamento accademico, di fervore organizzativo, di slancio costruttivo" comporta che si proceda "per gradi, senza svolte epocali, esaminando e studiando ogni volta con prudente attenzione fatti e circostanze, se vorremo ottenere risultati validi e duraturi" sulle molte cose da fare.

L’osservazione è congrua con la responsabilità che il Presidente sente di conservare al massimo lo spirito ed i risultati positivi raggiunti dal nostro movimento di servizio alla cultura e al piacere di una alimentazione collegata al nostro modo di essere italiani, nella esaltazione delle diversità tradizionali dei territori che costituiscono la penisola e che si estendono al di fuori della stessa, generando opportunità di solidarietà e orgoglio .

Mi permetto tuttavia di insistere nel suggerire che un piano strategico di attuazione, dopo un primo dibattito ristretto al Consiglio di Presidenza o allargato da subito alla Consulta Nazionale, debba fare seguito, con trasparenza, per ottenere una partecipazione convinta degli accademici più vicini alla responsabilità operativa.

Ha già avuto luogo una prima riunione del Consiglio di Presidenza. Sfortunatamente l’amico Vice Presidente Giovanni Goria sta attraversando un periodo critico per la sua salute e ho saputo che non ha potuto partecipare. Gli facciamo tanti, tanti auguri di ricupero pronto. Giovanni è fondamentale nel pensiero e nell’azione dell’Accademica e il Presidente ha bisogno, come della riflessiva opinione di Capnist, del suo aiuto critico e costruttivo nell’esame delle alternative che si porranno.

Una nuova edizione del "Forum", sulle linee di quello di qualche anno fa a Roma, è altrettanto suggeribile come strumento di rinnovamento della missione accademica. Può essere realizzata in più riprese. Senza bisogni di grandi manifestazioni, aperta ai Delegati e ai loro principali assistenti per la costruzione dello scenario di scelta, costituito da casi di riferimento. Potrebbe avere una sua fase di conclusione in apertura alla cerimonia di festeggiamenti del cinquantesimo anniversario accademico, nel 2003.

Abbiamo risorse non indifferenti che possono aiutare riflessioni sull’eco della stampa alle nostre manifestazioni, alle indicazioni, informazioni, chiarimenti culturali, testimonianze di cultura gastronomica, atteggiamenti nei riguardi delle nuove tendenze spontanee o spinte e stimolate. Dibattito con la scuola, con i mass media, tra noi, con le altre associazioni più o meno influenti.

Il Centro Studi Marenghi nella dialettica e costruttiva intenzione del suo presidente prof. Giovanni Ballarini ha disponibilità di risorse intellettuali e umane a cui può attingere e affiancarsi con interventi efficaci.

Alla base, ribadisco il mio pensiero, un piano strategico costruito dal vertice, rianalizzato con la base - i Delegati attivi - reso praticabile da un piano operativo con tempi e con obiettivi focalizzati, come in un progetto di "turnaround" di impresa, di ente, di associazione. La strategia tipica dell’associazionismo del nostro paese pecca di vetustà, non è efficace, non stimola la partecipazione, mira prevalentemente a essere guidata da mani e menti che guardano alla personalizzazione come "cosa propria"... piu che all’interesse del gruppo.

L’obiettivo di reinterpretare e adeguare lo Statuto dell’Accademia è obiettivo strumentale: determinati gli scopi, come è stato dichiarato dal Presidente, ritenuti fondamentali e immutabili nella attuale articolazione degli articoli 2, 3 e 4, inserito apertamente il concetto di adeguamento a norme comunitarie "no profit", potrà essere facilmente affrontato un potenziale snellimento e rinnovamento di strutture, strumenti di gestione ordinaria e straordinaria.

L’adeguamento non può e non deve essere visto come stravolgimento, ma come adeguamento a quella realtà che ha determinato l’apertura di questa sfida. Sono convinto che Dell’Osso con la vicinanza della sua Delegazione che ha dimostrato di saper gestire il patrimonio culturale della tradizione della sua città con attenzione, sensibilità, capacità, partecipazione e che ha ottenuto anche l’apprezzamento e visibilità della società civile, avrà successo.

Strumenti importanti per la vitalità accademica della proposta di azione come il ringiovanimento dell’età, l’allargamento della comunicazione e una vivace partecipazione ai dibattiti anche di natura istituzionale, una rivista aperta alla società civile e momenti di incontro elettronici e stampati a vario indirizzo, rapporti con gli enti locali - soprattutto nelle grandi città, ma anche nelle medie e piccole - e con le istituzioni culturali, con associazioni di produttori e di consumatori, con associazioni di ristorazione nella divulgazione di temi ed eventi gastronomici, con esperti di sicurezza e di igiene dell’alimentazione, con enti di tutela di prodotti tipici, diventano tutti , ripeto, strumenti e/o obiettivi di piano.

Pino Dell’Osso si propone solo come "Primus inter pares": forse non basterà. Occorrerà che prenda il toro per le corna al momento opportuno. Abbiamo avuto alcuni anni fa occasione di fare ore piccole nell’affrontare liberamente le nostre idee, confrontarle, scendere in aspetti operativi e trovare o incontrare soluzioni ed ostacoli. Il compito è troppo complesso per non lasciare qualche ferita lungo la strada; non tutto potrà avvenire con la compiacenza di qualche rinuncia a personalismi. Ma vale la pena di tentare.

Nell’assumere l’impegno egli richiede una collaborazione aperta, di adesione piena dell’Accademico al ruolo da svolgere nel sistema: radicamento nel territorio con un aumento della capillarità di presenza delle delegazioni. Pino richiama il ruolo dei coordinatori regionali.

Si tratta di uno dei tanti punti critici ma di fondamentale importanza. Una riflessione. Delegazioni efficienti, dal punto di vista accademico, non hanno difficoltà a comunicare con un coordinatore regionale che le possa scaricare da qualche compito di coordinamento istituzionale e di programmi nel territorio. In caso di presenza nel territorio di delegazioni non efficienti, il compito del coordinamento diventa un "mito", in quanto non riuscirà e non potrà sostituirsi ai delegati per coprirne le lacune, qualunque sia la sua personalità, poiché tutta l’Accademia si fonda sulla volontarietà e sulla libertà di azione dei Delegati all’interno del piano strategico della associazione.

La selezione dei Delegati diventa strumento essenziale nel successo dell’iniziativa. Il Presidente, con il supporto del Consiglio di Presidenza, ha la facoltà di intervento sulle scelte.

Di fatto il Delegato non è vincolato da tante regole: è libero di essere personaggio volontariamente a disposizione dei fini accademici nel suo territorio. Pretendere che tenga in attività tutti gli scopi accademici in una media o grande città, a 360 gradi "sferici", sostengo, è utopistico. Occorre, come ho già invitato in altre occasioni del passato, pensare a un modo di fare accademia nelle grandi città "più intelligente" di quanto non si faccia ora, nonostante Roma e Milano Internazionale siano state negli ultimi cinque anni citate come ottimi esempi di fare Accademia.

E’ vero solo in parte. Si deve fare meglio, ma occorre riflettere, confrontando intelligenze con intelligenze, senza pensare a serie A, B o C ma solo alla realtà in cui si opera.

Personalmente sono convinto di dovere fare di tutto per un successo dell’iniziativa di Dell’Osso col supporto che la Delegazione di Milano Internazionale mi ha finora dato con amicizia ed entusiasmo alla costruzione di una buona immagine dell’Accademia e al perseguimento di un divertimento personale e collettivo unito alla coscienza di fare qualcosa di utile per il resto della società italiana.

Questo entusiasmo potrebbe essere portato anche al moodo di essere della Consulta Nazionale, attraverso la mobilitazione "pro tempore" di piccoli gruppi di lavoro, avendo di mira obiettivi di facile e rapida attuazione in modo da creare le premesse di uno spirito di corpo che si gratifichi con piccoli progetti ben riusciti.

Sarebbe disarmante illudersi di raggiungere obiettivi troppo grandi, con la faciloneria tipica del volontariato, a meno di non avere a disposizione personalità carismatiche rare. Anche nella necessità di affrontare problemi ancor più grandi nel paese e nel superare sciocche barriere di campanile.

   
Articolo pubblicato giovedì 2 agosto 2001 da Enzo Lo Scalzo.
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