Slow Food prepara le strategie per rispondere alle sfide della globalizzazione

 

 
Slow Food prepara le strategie per rispondere alle sfide della globalizzazione Al Congresso Slow Food, nella seconda giornata di lavori, Carlo Petrini, Presidente e fondatore del Movimento, pone sul piatto dei cinquecento delegati (e la metafora è appropriata per un movimento che si definisce di eco-gastronomi) la necessità di riflettere sulle tematiche complesse poste dalla globalizzazione: porre un limite alla produzione di quei cibi di alta qualità che non possono adeguarsi, per la loro natura, alle esigenze della produzione massiva; battersi contro l’ipotesi mistificatoria di risolvere i problemi della fame nel mondo attraverso la manipolazione genetica applicata all’agricoltura; opporsi, con gli strumenti educativi di Slow Food, all’omologazione dei gusti che colpisce le nuove generazioni, assuefatte ai sapori artificiali degli aromi costruiti in laboratorio. Piero Sardo illustra nella sua relazione il progetto ambizioso di esportare all’estero l’esperienza dei Presìdi, collaudati con successo in Italia, vere e proprie task force in soccorso di tutte le piccole produzioni locali a rischio di scomparsa. Parla delle difficoltà e delle contraddizioni che questa scelta comporta: “Si tratta - afferma il vicepresidente di Slow Food - di essere pronti ad affrontare categorie mentali, saperi locali e culture per noi sconosciute e diverse: un compito difficile, dispendioso e anche rischioso. Dobbiamo proporre un modello diverso di aiuto, non quello di tipo commerciale del circuito equo-solidale, e nemmeno quello della sovvenzione che risolve l’emergenza: dobbiamo utilizzare il nostro patrimonio di conoscenza, che ci viene dalla rete mondiale di catalogazione e ricerca dei prodotti dell’Arca, ma anche la nostra esperienza del mondo della produzione, la capacità di analizzare organoletticamente la qualità e di ricostruirne la filiera e la storia.” I Presìdi, insieme al Premio Slow Food, sono la risposta pragmatica contro l’ingiustizia del commercio internazionale e la degenerazione dell’agricoltura in mano alle multinazionali. Il diritto al piacere e alla convivialità resta comunque il principio fondatore della filosofia di Slow Food. Il Movimento però ha l’ambizione di saper rispondere alle crescenti richieste di conoscenza e approfondimento attraverso un’unica strategia che coniughi la cultura umanistica e il sapere scientifico. E’ stato questo il tema dell’intervento di Giacomo Mojoli, portavoce Slow Food: “Non ci limiteremo più ad un approccio sensorialistico nei confronti del cibo. Dobbiamo saper guardare, valutando un vino per esempio, a quello che c’è nel bicchiere ma anche a quello che c’è fuori: l’ambiente, l’ecosistema, il territorio. I progetti di educazione alimentare (non più del gusto, diventato ormai termine abusato e privo di significato) costituiranno per il Movimento un laboratorio di elaborazione delle esperienze. I Master of Food dovranno saper formare insegnanti che vadano a trasmettere alla gente la filosofia di Slow Food come in una sorta di mission laica. La futura Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cn) e di Colorno (Pr), coniugando per la prima volta l’approccio culturale umanistico con quello scientifico, realizzerà finalmente la sinergia tanto auspicata e mai raggiunta, tra due mondi: quello dei piccoli produttori, depositari di saperi pragmatici di grande spessore, e quello accademico.” Al via il Congresso Nazionale Slow Food Il mondo dell’agricoltura di fronte alla sfida della complessità “I semplici non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero”; così – con la citazione di un proverbio cinese - Carlo Petrini apre il Congresso nazionale Slow Food a Riva del Garda, riferendosi all’incredibile sviluppo dell’associazione da lui presieduta in Italia e nel mondo. Almeno 500 persone, giunte da tutta la penisola, seguono l’atteso discorso di Petrini, recentemente uscito da una lunga convalescenza, applaudendo spesso e con affetto. Nella sala del Palacongressi del comune gardesano siede in prima fila il Ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno, il quale – come sottolinea Petrini - porta avanti una politica in difesa delle piccole produzioni agricole e di estrema cautela verso gli organismi geneticamente modificati, ovviamente condivisa da Slow Food. Accanto, Enzo Ghigo, Presidente della Regione Piemonte e Guido Tampieri, Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna (le due regioni si sono impegnate nella realizzazione del grande sogno petriniano, la prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo). Dall’India, la delegazione composta da rappresentanti dell’associazione Navdanya (sostenuta da Vandana Shiva, autorità affermata a livello mondiale nel campo dello studio e della difesa della biodiversità) e da delegati dei grandi partiti contadini indiani, porta il discorso – con le parole di Sayed Afsar Jafri - sulle grandi tematiche della globalizzazione, sull’azzeramento della biodiversità provocato dalle multinazionali, sul progressivo impoverimento delle classi rurali. “Difendete la biodiversità – afferma Jafri – e difenderete la pace”. Affermazioni che Carlo Petrini approva e a cui più volte fa riferimento nella sua orazione. “Oggi dobbiamo imparare a convivere con la complessità: saper gestire questa sfida è il grande compito che ci attende”. Memoria della cultura gastronomica, diritto al piacere alimentare anche per coloro che vivono nei paesi in via di sviluppo, affrancamento dell’agricoltura dal fallimentare sistema delle sovvenzioni e degli aiuti: questi sono alcuni dei temi sui quali si dovrà misurare la classe politica di fronte alla sfida della globalizzazione agroalimentare. Carlo Petrini ha incoraggiato il ministro Alemanno a perseverare nelle sue coraggiose posizioni che guardano oltre gli schieramenti di parte, e a mantenere una visione complessiva del mondo agricolo. “E’ singolare come oggi io, che sono sempre stato di sinistra, mi trovi in sintonia con questo giovane politico. Anche questo è un segno di complessità: invece non sono d’accordo con la politica di Blair, acriticamente aperta al transgenico, né Slow Food è mai riuscita a collaborare attivamente con le tre organizzazioni rappresentative degli agricoltori italiani”. Totale sintonia e collaborazione anche con il Presidente della Regione Piemonte, con il quale, come Enzo Ghigo stesso ha sottolineato, Slow Food ha costruito un evento promozionale e culturale ormai affermato in tutto il mondo, quello del Salone del Gusto. Il Ministro Giovanni Alemanno ha affermato: “Non bisogna avere un approccio separato rispetto a tre argomenti di enorme importanza: l’ambiente, l’alimentazione e l’agricoltura. E in questo Slow Food ha avuto ragione: ha posto l’accento sulla qualità del cibo, senza perdere di vista il legame con il territorio e il mantenimento delle pratiche tradizionali. Il problema fondamentale degli Ogm è che la loro diffusione rischia di farci perdere la libertà di scelta: infatti, con l’introduzione della tolleranza, potrà succedere che ce li troveremo nel piatto senza saperlo”.
   
Articolo pubblicato sabato 8 giugno 2002 da ufficio stampa Slow Food.
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