Artedamangiare 2002

   

AIC: Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Milano Internazionale - L'Accademia è un'associazione senza fini di lucro costituita allo scopo di tutelare le tradizioni della cucina italiana. Quest'area di oliopepesale veste i colori dell'Accademia per ospitarne le attività e cercare di dare accesso al bagaglio di conoscenza ed esperienza che l'Accademia ha costituito in 50 anni di attività a tutti coloro che amano le nostre tradizioni gastronomiche

Accademia Italiana della Cucina
Delegazione di Milano Internazionale

   
Francesca Petrolo "pelle di sirena", scultura in sapone vegetale, 2002, abbinata a "cornucopia dolce tentazione" di Maria Giunta Anzalone, del ristorante I Malavoglia, coordinamento degli Accademici Piero Romano e Claudio Capsoni; le foto sono pubblicate all'indirizzo: http://monsite.ifrance.com/imalavoglia/
   
Giuliana Bellini "presenze", scultura in carta,Presenze_01.jpg (84011 bytes)  abbinata a "insalata di ciuffi e patate con crema verde acqua, di Nicola Grassi del ristorante L'Ape Piera - Accademici Marco Almerigogna, Giovanni Battista Spezia e Pietro Rutelli
   
Giovanni Canu "fressura" Tela: 120 x 120, opera materica su tela Accademici: Giorgio Piga Serra, Carlo Pisacane e Vito Soavi. Maestro di cucina Franco Pizzalis: "Filindeu", o "fili di Dio", zuppa. All'Osteria "Caneva".

Giovanni Canu, nato a Mamoiada nel 1942, si stabilisce a Milano nel 1970, nello studio di via Solferino 56, eleggendo definitivamente la scultura come sua forma espressiva preferita: pietra e ferro. Vanta un vastissimo curriculum di mostre, a Milano, in Sardegna, in Italia e all'estero. Ama leggere ed esprimere i segni delle culture, delle tradizioni, delle saghe della sua Barbagia in un percorso personalizzato che lo mantiene intimamente legato alla sua adolescenza e alle successive fasi di maturazione artistica. Sa dare corpo solido al nesso tra la sua espressione e l'insita simbologia della natura, idolatria pagana e religiosità, che hanno sede nell'utero, nella madre terra, nei simboli che dall'acqua e nell'acqua trovano alimento, purificazione e sede sacra, originale e definitiva. "...Nelle opere di Canu la prigionia diviene protezione, i vincoli diventano gioco, accanto al ferro si ha la morbida lana, la luce riesce sempre ad aprirsi un varco. In esse possiamo riconoscere l'eterna metafora della morte che diventa liberta, con il ritorno alla madre, alla protezione dell'utero della Grande Madre". (Ermanno A. Arslan - Giovanni Canu - Sculture in ferro - 4-16 Aprile, Scoglio di Quarto)

   
Articolo pubblicato lunedì 1 aprile 2002 da oliopepesale.
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