MangiarBere-09

la psicosi della mucca pazza

 

 
  (Avrebbe dovuto moderare il convegno il Dr Fazzuoli, giornalista, giunto solo a fine tavola rotonda).Presentazione
Il Professore Giovanni Ballarini espone in sintesi chiarissima lo stato di avanzamento della conoscenza scientifica sull'intero tema relativo alla BSE.
1 - La struttura del "prione" viene conosciuta solo 15 anni fa. Prima non se ne conosceva l'esistenza, ma si conosceva la Malattia di Creutzfeldt-Jakob (KJD) nell'uomo, mentre negli animali erano note altre malattie del genere, soprattutto la "scrapie" delle pecore.
2 - Diventa fondamentale fare riferimento alle conoscenze "epidemiologiche" sul tema. Per chi non conoscesse l'essenza dell'epidemiologia e bene ricordare che e una "materia scientifica" basata su conoscenze "statisticamente" valide. Sono in corso di approfondimento conoscenze epidemiologiche sulla diffusione e comparsa della malattia nelle vacche e nei bovini in particolare.
3 - "Mucca pazza" in quanto sono colpiti animali femmine, di età avanzata e nei quali sono comparsi i segni della malattia. Ad oggi non e mai comparsa né nei vitelli, né nei vitelloni. La comparsa della malattia non avviene nella stragrande maggioranza dei casi prima del quinto anno di vita dell'animale.
4 - La alterazione delle cellule da parte delle proteine di natura prionica spontanea è occasionale e non è endemica. La malattia è trasmissibile ad animali dello stesso genere (da pecora a pecora, da bovino a bovino) anche se non è escluso che sia trasferibile, in condizioni particolari, tra specie diverse (c.d. "salto di specie").
5 - Per quanto riguarda l'uomo, la malattia di Creutzfeldt-Jakob spontanea è conosciuta da tempo. Non e mai stata riscontrata con certezza una eventuale origine da alimentazione di proteine animali: si ritiene non trasmissibile il prione alterato dall'ovino (Malattia "scrapie") all'uomo. Si ritiene trasmissibile il prione alterato dal bovino (BSE) all'uomo anche se con una probabilità statistica di 0,15 casi per milione/anno e con forte esposizione.
6 - Mezzo di propagazione. La tesi più condivisa è che la diffusione possa avere luogo attraverso la alimentazione di proteine animali, generalmente riciclate sotto forma di farine animali infettate da animali ammalati di BSE, fin dai tempi in cui la malattia non poteva essere riconosciuta e diagnosticata.
7 - Diffusione dell'infezione. Le statistiche verificate in Inghilterra, territorio in cui sono state verificate le prime scoperte e ad altissima popolazione di animali per unita di territorio (pecore e bovini soprattutto) portano alla conclusione che mai si siano ammalati più di uno o due animali per allevamento.
8 - Dati statistici inglesi: nelle mucche sono stati contati 180.000 casi di infezione in 10 anni. L'incidenza rappresenta una partecipazione tra 1 e 2 per mille, e dimostrando che il bovino e animale resistente all'infezione di prioni degenerati con lo stesso rischio di alimentazione. In conclusione, a differenza fondamentale con altre malattie epidemiche incluse afta epizootica e tubercolosi, nel caso della BSE il bovino si dimostra particolarmente resistente alla diffusione dell'infezione.
9 - Uomo: con tutto quello che gli inglesi hanno mangiato fino al momento in cui la malattia da infezione di prioni da bovini è stata riconosciuta sono stati contati 80 casi di decessi da BSE, pari a una incidenza di 0,15 casi per milione di persone/anno. L'incidenza composta di diffusione da farine di animali infetti a bovini del 1-2 per mille composta con quella da bovini infetti all'uomo del 0,15 per milione determina una incidenza di poche unità per milione di individui, da cui si può concludere che l'uomo è molto resistente alla diffusione della BSE.
10 - Tra le conclusioni deducibili sottolineiamo le seguenti:
a - La malattia da BSE non è un problema di malattia a diffusione epidemica
b- La malattia da BSE e un problema di natura politico-psicologica la cui paura e ingiustificata, dopo la messa in atto delle misure di protezione oggi in vigore
Infatti in Inghilterra il consumo di carne bovina ha ricuperato i livelli di consumo del 2000 (rispetto al 1999 il consumo è stato superiore del 5%).
11 - Poiché anche se piccolo ogni fattore di rischio deve essere combattuto e limitato, come si protegge l'uomo?
a - attraverso l’eliminazione delle farine animali di ogni genere nella alimentazione degli animali ruminanti e soprattutto i bovini.b - attraverso l’eliminazione degli animali infetti o ammalatic - attraverso l’eliminazione delle parti anatomiche a rischio - - cervello- midollo spinale
- gangli nervosi, tonsille, alcune parti dell'intestino, ecc.
d - privilegiando il consumo alimentare di animali giovani e di vitelli
e - privilegiando il consumo di parti di muscolo e del latte
E' certo alle conoscenze odierne che non siano stati riscontrati prioni infetti nei muscoli e nel latte.
12 - Dobbiamo anche concludere che la carne bovina non è mai stata epidemiologicamente cosi sicura nella storia dell'uomo. Tuttavia cosa fare nel caso di accertamento di un caso di infezione in un allevamento?
Lo stato dell'arte ci fa riscontrare che:
- oggi non esiste nessun test applicabile al controllo dell'animale vivo. Il materiale di annidamento del prione infetto è costituito da tessuti nella parte bassa del cervello, non semplicemente tessuti nervosi, ma gangli, per cui l'animale deve essere mandato a morte.
- E' stato tuttavia messo a punto un test rapido affidabile in caso di negatività. Non sempre affidabile in caso di positività. In questa circostanza l'esito deve trovare conferma sperimentalmente certa.
- La sensibilità alla positività del test rapido è di dare dei segnali di incubazione della malattia con un anticipo di almeno alcuni mesi dalla data di insorgenza della stessa malattia.
- Non si sono riscontrate differenze di comportamento tra esemplari di razze bovine differenti.
13 - Cosa fare in caso di infezione in un allevamento?
Abbiamo preso atto che:
a - Sono stati verificati solo 1 o al massimo 2 casi di infezioni per allevamento pur nel caso di animali sottoposti allo stesso regime e qualità di alimentazione. Gli altri individui sono tutti esenti.
b - Non sono stati confermati, ma non sono da escludere al momento potenziali casi di trasmissione da madre a figlio.
14 - Abbattimento
Alla luce delle attuali conoscenze ci si pone l'alternativa allo scopo di diminuire il rischio sulla scelta tra:
- eliminazione solo dei capi malati e dei loro discendenti
- eliminazione di tutti i capi dell'allevamento
La tecnica adottata in Inghilterra che ha portato a convincenti risultati statistici positivi sull'arresto della diffusione dell'infezione viene denominata a "T" e viene attuata mediante:
- abbattimento trasversale della fascia di animali che abbiano fatto parte dello stesso gruppo in cui è stato riscontrato il caso infetto sottoposto ad analogie di criteri di alimentazione nello stesso periodo di tempo (per età)
- abbattimento verticale dei discendenti.
Con questo criterio vengono sacrificati in genere circa il 20-25% dei capi dell'allevamento infetto lasciando ambito all’allevatore di integrarlo e ricostruirne il numero.Un abbattimento dell'intero numero dei capi presenti nell'allevamento porterebbe alla impossibile di ricostruzione dello stesso in quanto l'acquisto di animali di altre provenienze - poiché non è applicabile un test di riconoscimento dell'infezione su animali vivi - avrebbe un fattore rischio superiore a quello conseguibile salvaguardando animali le cui caratteristiche sono ben note all'allevatore.
15 - Conclusioni
Il professore Ballarini conclude sostenendo che:
- le informazioni a maggiore livello di certezza provengono dall'esperienza inglese, confermate da quelle meno rilevanti per quantità provenienti anche da Francia e Germania.
- L’atteggiamento preso dalle autorità italiane di un abbattimento totale va contro a ogni buon senso e valutazione scientifica del fattore di rischio, ma riveste solo un significato politico e/o psicologico. Di fatto è esattamente opposto a quello del governo finlandese che ha preso la decisione, comunicata alla popolazione, che la BSE NON E' UN PROBLEMA DI INTERESSE NAZIONALE.Personalmente ritengo che queste deduzioni siano pienamente giustificabili tenuto conto dell’impatto del rischio sulla popolazione in termini di casi/anno/per milione di abitanti e per milione di capi di allevamento all’origine dell’infezione.- La scelta da attuare in merito agli abbattimenti e alla trattazione del problema è prevalentemente di natura politica;
- E' fondamentale conseguire la "tracciabilità" di ogni caso per cui è necessario procedere urgentemente alla attuazione del censimento e catasto degli animali e alla loro marchiatura (richiama l'antica usanza del marchio all'orecchio o del marchio allo zoccolo per altri animali);
- E' necessario divulgare una informazione cosciente e obiettiva perché il tema possa essere GESTITO da parte di tutti gli enti interessati: associazioni di allevatori, consumatori, organi ufficiali, sanità, ecc.;
- il rischio di infezione è oggi ampiamente assicurato dall'implementazione dei sistemi di sicurezza conosciuti.
- La BSE non scomparirà mai dallo scenario dell'uomo e di tanto in tanto comparirà un caso, con incidenze intorno a UNO per MILIONE nell'animale e a UNO per MILLE MILIONI nell'UOMO.
Altri interventi degli speaker
Intervengono il Dr Arosio della CONFCOMMERCIO, il Dr Gerbaldo della CONFCOOPERATIVE, il Dr Pacetti presidente della CIA (Confederazione Italiana dell’Agricoltura) toccando temi relativi alle aspettative per il futuro, allo stato di allarme dell’INFORMAZIONE, al problema della sicurezza in parallelo a quello della qualità della carne e della necessità dell’INFORMAZIONE da dare al mercato. Si tocca il tema della certificazione e soprattutto quelli dell’etichettatura.Uno degli aspetti sottolineati dal Dr Pacetti è la necessità che nel business dell’informazione quella di natura scientifica sia CORRETTA, soprattutto per quanto attiene all’INFORMAZIONE ALIMENTARE.Alcuni temi trovano discussione e dibattito anche al WTO: ad esempio la posizione sul tema degli ORMONI trova in opposizione l’America con l’Europa. Pacetti suggerisce una seria meditazione sulle posizioni e decisioni da assumere, con piena coscienza della relative conseguenze. Egli si sofferma anche sulla dichiarazione di mancanza di fondi da parte della Comunità da destinare a ZOOLOGIA & ALLEVATORI suggerendo la proposta e adozione eventuali di piani NAZIONALI che siano accettabili da parte della Comunità stessa.Interventi dalla platea.
Il Direttore del Macello di Pegognaga (Mn, 3° macello per importanza nazionale, capace di 500 capi al giorno, bovini), sottolinea che IL MERCATO DELLE CARNI BOVINE ITALIANO E’ COSTITUITO AL 95% DA CARNI DI VITELLO (età < 7 mesi), VITELLONE (età < a 24 mesi) e SCOTTONE (mucche che non hanno mai partorito, di età < 24 mesi). Solo il 5 % è caratterizzato da animali più maturi.Egli è in ALLARME per il fatto che da tre mesi NESSUN NUOVO CAPO SIA STATO IMMESSO NEGLI ALLEVAMENTI.
Chiamare con la denominazione di VACCA SANA o PAZZA il tema in discussione è un madornale errore di semantica!
Domande agli oratori
Giornalista 1 - Rapporto della densità della popolazione animale in Inghilterra con quella italiana?
Confronto tra le abitudini nei due paesi in termini di RICICLO integrale dei prodotti alimentari?
Giornalista 2 - Terrorismo psicologico a favore di chi?
Veterinario - Rottamazione senza test... Solo in Italia? Perché è necessario accompagnare l’incenerimento dai risultati dei test?Giornalista 3 - Dove va a finire la vacca, se non va in macelleria?
Allevatore - Allevamento familiare: investimenti, competitività, figli e eredi, conoscenze, fattori di rischio, inattività... E’ un pianto!Risposte dal "panel":
- Riciclo: il problema dell’economia di scale e di carattere solo tecnico... ??- Vacche: a fine carriera sono in tutto in Italia 7-800.000 capi pari a 5 kg di carcasse per persona/anno pari a 2-2,5 kg di carne/pro capite/anno...
- Razza: elencare le razze minori italiane come razze di qualità rispetto alle problematiche della mucca è una indicazione falsa: non è un problema di RAZZA l’infezione da prione infetto. Inoltre non è un problema di razza l’infezione da prione spontaneo...- Chi ha vantaggio nell’informazione: solo l’IGNORANZA...Occorre proteggere il consumatore dai fattori reali di rischio. Morti per problemi di malattie da alimentazione per infezione acuta sono 1200 all’anno.I morti per ingestione di funghi tra i 1200 casi sono di 200 persone all’anno. E’ un problema riconosciuto? cosa si fa per diminuire il rischio? perché non diventa un problema di interesse politico?- L’allevamento inglese è per dimensione e concentrazione di animali nel territorio molto diverso da quello italiano. Inoltre c’è commistione tra bovini e ovini. Problema dello "scrapie".- Rottamazione. Quando una vacca da latte è a fine carriera, non potrebbe essere rottamato e distrutto e non andare all’utilizzazione- Costo dei test in corso di attuazione in Italia viene calcolato in 150 miliardi. La spesa equivale all’acquisto di 300 apparecchiature TAC per migliorare la dotazione di 300 ospedali. Criteri di scelta: in Finlandia hanno deciso che la BES non è un problema prioritario.- Di chi l’interesse della PSICOSI: solo per una visione più bucolica del problema?- Dove va la vacca se non in macelleria? L’80% veniva esportato verso i paesi dell’est. Il 15% va ad impieghi industriali. 5% va a preparazioni di nicchia. D’ora in avanti andrà a finire tutta a rottamazione/incenerimento.- Costi. Il problema della BES è costato all’Inghilterra tra 12 e 14 mila miliardi di lire.- Farine animali: non si sa come distruggerle. BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE PER L LORO DISTRUZIONE
Finale
- Alle 12.45 interviene il Dr Fazzuoli con un suo "ALLARME SULLA DIFFUSIONE DELLA BSE" riportando dei pericoli ventilati da parte del professore Montagnard.
- Siamo costretti a sentire l’espressione di tutti sulle tematiche già trattate dal professore Ballarini, a cui sente il dovere di rispondere punto per punto. Il risultato è che non mi sento di ritoccare nessuna delle affermazioni fatte nella sua sintesi di relazione e mi permetto di condividere la fondatezza delle sue conclusioni che non chiamerei OTTIMISTICHE ma solamente REALISTICHE.
   
Articolo pubblicato giovedì 1 marzo 2001 da Enzo Lo Scalzo.
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