colture GM e tradizionali

Dal Forum sulle Biotecnologie di Napoli il commento del presidente di Slow Food, a margine della riunione dei Ministri europei dell’Agricoltura tenutasi ieri a Bruxelles, sulla questione della coesistenza delle colture GM e quelle convenzionali. Un no deciso da Slow Food sulla possibilità di coesistenza delle colture Gm e quelle convenzionali e/o biologiche negli stati dell’Unione Europea. Il grido d’allarme giunge da Napoli dove oggi, durante il suo intervento al Forum sulle Biotecnologie e Sistema Alimentare organizzato dalla Regione Campania, Carlo Petrini, presidente del movimento internazionale che da sempre si batte per la tutela della biodiversità e la promozione delle colture tradizionali, ha ribadito la posizione di estrema cautela nei confronti dell’apertura europea alla galassia delle sementi geneticamente modificate. Ieri, ancora una volta i ministri europei dell'Agricoltura riuniti Bruxelles hanno dimostrato le loro divisioni tra sostenitori e avversari di una legislazione comunitaria sulla coesistenza tra le colture tradizionali e quelle basate su organismi geneticamente modificati. Gran Bretagna e Spagna sono per una regolamentazione lasciata ai singoli Stati membri, mentre Austria, Belgio e Portogallo sono per l’instaurazione di una regolamentazione comunitaria nel breve periodo. Prudente è la posizione di Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Italia e Grecia in attesa delle linee guida che saranno esposte a luglio dalla Commissione presieduta da Fischler, purché si tratti di linee guida forti. La questione è dunque di estrema attualità. “L’introduzione di colture geneticamente modificate accanto a quelle convenzionali è da evitare assolutamente. Nel momento in cui un paese autorizza coltivazioni gm tutte le altre sono a rischio di contaminazione – ha afferma Petrini – Non ci bastano gli esempi aberranti del Canada, dove da anni Percy Schmeiser, contadino della provincia di Saskatchewan i cui campi sono stati contaminati da sementi GM, lotta contro la multinazionale Monsanto?”. Ha concluso Petrini: “Le multinazionali delle sementi gm sono come il cuculo che depone le proprie uova nei nidi di altri uccelli: quando il piccolo esce dal guscio getta le uova dell'uccello ospitante fuori dal nido, in modo da essere il solo rimasto da allevare”. Articolo pubblicato giovedì 8 maggio 2003 da ufficio stampa Slow Food.
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